Feniglia: il polmone verde della Toscana

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Ah, la Toscana. Solo a nominarla vengono in mente le meraviglie di Firenze, descritte anche dalla poetica malinconia del cantautore Ivan Graziani, la patria del grande poeta Dante Alighieri alfiere dell’italiano nel mondo, le vie del vino e dei sapori, le campagne a perdita d’occhio e così via.

Tra i vari capoluoghi che la compongono come non citare Siena, Lucca, Pisa, Livorno, Pistoia, Massa e Carrara e Grosseto solo per nominarne qualcuno ad esempio? Impossibile per l’appunto!

Eppure la Toscana non sono solo tagli di fiorentina alti quattro dita con contorno di fave e buon Chianti, è anche storia antica e rispetto della natura.

A testimonianza di ciò è la Riserva Naturale Duna Feniglia in provincia di Grosseto (non per niente lì sono stati rinvenuti dei resti dell’antica e “misteriosa” civiltà degli etruschi), ma procediamo con ordine.

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La Riserva Naturale Duna Feniglia in breve

La Riserva Naturale Duna Feniglia, dichiarata tale solo recentemente nel 1971, si trova ad Orbetello, un comune in provincia di Grosseto, ed è un tombolo (un cordone di sabbia) che lega la collina di Ansedonia al Monte Argentario.

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L’intera zona è caratterizzata da un clima mediterraneo, inverni miti ed estati calde, ed è lunga circa sei chilometri per una superficie di poco meno di 500 ettari di natura incontaminata con un intervento minimo dell’uomo.

Raggiungibile mediante la diga granducale oppure la strada Aurelia, per l’intera riserva naturale passa uno sterrato che consente il traffico solo a piedi oppure in bicicletta per rispettare il delicato ecosistema locale.

Certo, oggi è un paradiso dove foreste, spiagge ed animali si incontrano, ma qualche tempo fa le cose erano un pochino diverse. Comunque sia, prima di passare al lato storico, diamo prima un breve sguardo all’unicità della natura della Feniglia.

Flora e fauna della Feniglia

Innanzitutto va detto che la zona è divisa in tre strisce di vegetazione ben distinte l’una dalle altre. La prima si caratterizza per una vegetazione litoranea con piante come il ginepro coccolone, il finocchio di mare, l’erica ed il giglio marino.

Tali piante sono infatti in grado di resistere al vento, alle onde ed all’accumulo di salsedine. La seconda fasce è invece ricca di pini, ideali per la raccolta di gustosi pinoli e pregiata resina, frassini, olmi campestri, lecci ed alloro.

La terza ed ultima fascia, invece, vede una vegetazione più rada e composta per lo più da pini domestici e latifoglie. Tra questi alberi vagano molti daini, tassi, volpi e donnole mentre volano folaghe, aironi cenerini, piovanelli e pittime reali. Da non dimenticare poi la testuggine d’acqua.

Un po’ di storia

Pare che la zona, fino a tutto il Settecento, fosse un grande bosco ricco di acquitrini che sembra abbiano causato l’aggravarsi delle condizioni di salute, già precarie, di un fuggiasco Caravaggio che morì nei dintorni nel 1610.

Nei primi anni dell’Ottocento il comune di Orbetello vendette l’intera zona a privati che la disboscarono e la resero un terreno per i pascoli rovinando il terreno. Le cose cambiarono nel Novecento con dei recuperi di terreni ed animali culminati nel 1971 con la nomina a riserva naturale.

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