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La via del vino nell’antica Pompei

Pompei, Napoli   -   fino al 15 maggio 2011

E’ Pompei la protagonista della grande mostra Vinum nostrum che si svolge dal 20 luglio al 15 maggio 2011 a Firenze a Palazzo Pitti. Durante l’intero periodo della mostra chi andrà a visitare Pompei potrà percorrere una “via del vino antico” ma sarà anche invitato a recarsi a Firenze a visitare la mostra o quei luoghi poco noti della Basilicata e della Campania che hanno visto germogliare tanti secoli fa quelle viti, che qualche sconosciuto navigante aveva portato dalla lontana Grecia. È un tentativo, raro nel nostro Paese, di legare un percorso espositivo alle realtà territoriali: se riuscirà, non solo sarà motivo di orgoglio per tutti quelli che a questo progetto hanno lavorato, ma soprattutto sarà anche una piacevole occasione di scoperta e di crescita per quei turisti che vogliono unire la qualità archeologica alla qualità del paesaggio e dell’ambiente naturale’’.

Ecco perché è la Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei con il suo Laboratorio di Ricerche Applicate diretto da Annamaria Ciarallo, a curare per Campania e Lucania, che era l’antica Enotria, le iniziative collegate alla mostra fiorentina Vinum Nostrum. La Soprintendenza della Basilicata ha infatti affidato al Laboratorio pompeiano i suoi campioni per lo studio naturalistico della viticoltura antica in ambito magnogreco. Il 20 luglio al via a Pompei “La via del vino nell’antica Pompei”. La Campania Felix degli antichi era notissima anche per la produzione di vini: gli autori classici citano in particolare il Falerno, il Pompeiano, il Sorrentino. La viticoltura campana è perdurata nei secoli – Santa Lancerio, ad esempio, nel 1536 enumera ben quattordici vini di alta qualità molto amati da Paolo III Farnese, di cui era “bottigliere” – e ancora oggi nella regione si producono vini molto pregiati Gli studi condotti nell’antica Pompei, confermando quanto sostenuto dagli Autori classici circa la produzione di un “vino pompeiano” hanno evidenziato la presenza di vigneti in alcune aree a verde dislocate nei quartieri, che si sviluppavano intorno all’Anfiteatro. Sul terreno furono trovati, infatti, non solo pollini e frammenti di legno appartenenti a viti, ma anche le cavità lasciate nel terreno dalle radici, i cui calchi confermarono la presenza di viti appoggiate a pali di legno e dislocate su filari orientati in direzione N-S con distanze tra filari e su filare, che corrispondevano a quelle indicate dagli agronomi classici. Volendo restituire al loro antico uso quegli spazi la scelta delle varietà da mettere a dimora fu stabilita da uno studio ampelografico comparato tra i grappoli d’uva raffigurati negli affreschi e quelli dei vitigni campani che la tradizione vuole discendano dai capostipiti greci e romani. Dopo una sperimentazione colturale durata quattro anni si decise di reimpiantare i vigneti due vitigni autoctoni, lo sciacinoso e il piedirosso, i cui capostipiti si identificavano probabilmente con la Vitis oleogina e la Columbina purpurea . Attualmente le uve prodotte nei vigneti dell’antica Pompei vengono vinificate dalla Mastroberardino con il nome dei “Villa dei Misteri”. Le cantine Mastroberardino sono state premiate nel 2003 con il Premio Roero dedicato al paesaggio viticolo italiano per l’attività di recupero e di valorizzazione dei vitigni autoctoni campani. La loro storia risale ufficialmente al 1878, ma fin dall’inizio del secolo precedente la famiglia, rimasta ininterrottamente alla guida dell’Azienda e giunta oggi alla decima generazione, svolgeva la sua attività nel settore del vino. Al dr. Antonio Mastroberardino, Cavaliere del Lavoro ed attuale Presidente Onorario della Società, è unanimemente riconosciuto il grandissimo merito di avere creduto nella vocazione vinicola del territorio irpino e nella qualità dei suoi vigneti quando, alla fine della seconda guerra mondiale, essi erano sull’orlo dell’estinzione. La sua passione e competenza ne ha permesso il recupero e la valorizzazione, premiati sia dalla loro affermazione sui mercati di tutto il mondo, sia dal riconoscimento della prestigiosa Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) attribuita prima al Taurasi nel 1992 e poi nel 2003 al Greco di Tufo ed al Fiano di Avellino: una straordinaria concentrazione di vini di pregio per un territorio di ridotte dimensioni. Ischia ha un ricco patrimonio storico-artistico, che comprende a Lacco Ameno il Museo e gli Scavi di S. Restituta e soprattutto il Museo Archeologico di Pithecusae, in cui sono conservate la Coppa di Nestore ed altre testimonianze che segnano l’origine della viticoltura in Campania. A Forio si segnalano i Giardini La Mortella, realizzati negli anni ‘30 dal famoso paesaggista Page. L’itinerario comprende il Museo di S. Restituta posto sotto la chiesa Santa Restituta situata nel comune di Lacco Ameno, nel luogo stesso degli antichi insediamenti e Il Museo Archeologico di Pithecusae, a Lacco Ameno. Il Museo è ospitato nell’edificio principale del complesso di Villa Arbusto, costruito nel 1785 da Don Carlo Acquaviva, Duca d’Atri, lì dove esisteva la masseria dell’Arbusto. La proprietà divenuta nel 1952 residenza estiva dell’editore A. Rizzoli fu acquistata, poi dal Comune di Lacco Ameno per ospitarvi il Museo Archeologico, destinato ad illustrare la storia dell’isola dalla Preistoria sino all’età. Romana. Il Complesso dell’Arbusto comprende anche uno splendido parco, ricco di una grande varietà di piante, e gode di una straordinaria posizione panoramica. Numerosi ed importantissimi sono sopratutto i reperti relativi all’insediamento greco di Pithecusae, fondato nel secolo quarto dell’VIII sec. a.c. da Greci provenienti dall’isola di Eubea. Il vigneto Frassitelli delle Cantine D’ Ambra è stato celebrato da Veronelli come uno dei “piu’ belli al mondo”. La viticoltura sull’ isola di Ischia ha radici antichissime, testimoniate dai reperti conservati nei suoi Musei: essa si è protratta nei secoli gestita con fatica dalle famiglie locali, che hanno strappato la terra terrazzando anche alle pendici più acclivi. Le Cantine d’ Ambra fondate nel 1880, sono celebri per il recupero dei vitigni autoctoni isolani e per il ripristino dell’ antica viticoltura ischitana caratterizzata da stretti terrazzamenti situati a 500 mt. d’ altezza a strapiombo sul mare. Le cantine sono affiancate da un Museo dedicato alle tradizioni agricole ischitane, che completano in maniera significativa il percorso di visita.

Sito web: www.pompeiisites.org

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